Capelli grigi in arrivo? Gli esperti: “Attenzione a rischio malattie cardiovascolari”

By | 12 Aprile , 2017

Non si tratta soltanto di estetica. Se, specchiandovi la mattina, vi accorgete di avere i primi capelli grigi allora dovreste cominciare a preoccuparvi. O quantomeno prendere le giuste cautele consultando il vostro medico per eseguire i consueti accertamenti. Secondo gli esperti infatti notevole cambiamenti di colore ai capelli possono essere un indicatore di malattia coronarica o cardiovascolare, almeno negli uomini.  “L’invecchiamento è un fattore di rischio coronarico inevitabile ed è associato a segni dermatologici che potrebbero segnalare un aumento del pericolo”, ha ribadito il dottor Irini Samuel dell’Università del Cairo, aggiungendo che “Sono necessarie ulteriori ricerche sui segni cutanei di rischio che ci consentano di intervenire nel processo delle malattie cardiovascolari”. Se è vero che il nesso causale tra la comparsa di capelli grigi e rischio di malattie cardiovascolari non è sempre chiaro- perchè il più delle volte si tratta di persone in età avanzata- è vero anche che l’alta pressione sanguigna o il colesterolo non sembrano essere fattori legati ai cambiamenti di colore dei capelli.

Secondo il dottor Samuel si tratterebbe comunque di una relazione, quella tra il cambiamento del colore dei capelli ed il rischio di malattie legate al cuore, statisticamente significativa ed è per questo che, da esperto, consiglia a tutti gli uomini ( a maggior ragione se giovani) di non sottovalutare l’effettuazione dei regolari check-up, unita alla pratica di diete sane ed un esercizio regolare. “I nostri risultati suggeriscono che, indipendentemente dall’età cronologica, i capelli grigi indicano l’età biologica e potrebbero essere un segnale di avvertimento di un aumento del rischio cardiovascolare”, aggiungendo poi: “Se i nostri risultati fossero confermati, la standardizzazione del sistema di punteggio per la valutazione di ingrigimento dei capelli potrebbe essere utilizzata come un fattore predittivo per la malattia coronarica“.

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