La proporzione tra finalità istituzionale e provvedimento

By | 2 Novembre , 2016

Non si finirà mai di ripetere, in questo lungo periodo nel quale non si parla altro che dei provvedimenti che vengono emessi contro il mondo del gioco d’azzardo pubblico e contro la lista casino aams (e, quindi, lecito), che manca assolutamente la proporzione fra “finalità istituzionale” e “provvedimento” e, sopratutto, manca la ricerca di una sorta di “punto di equilibrio” tra quello che si mette in atto (provvedimento) e quello che si vuole ottenere (finalità istituzionale). Eppure, non sembra difficile comprendere che, se si vuole “regolamentare” un qualcosa bisogna anche essere coscienti che “quel qualcosa” deve essere tenuto in vita ancorché se si vuole mantenerlo sotto controllo. In caso contrario, se non si riesce a trovare questo “punto di equilibrio” si espone il fianco al fenomeno involutivo del “sommerso”, dell’illegale e si mette sopratutto il cittadino nella condizione di “cadere nella rete” del gioco illecito (vista la difficoltà obbiettiva di rintracciare un punto di gioco aperto a degli orari accessibili).

La differenza, quindi, tra “legale ed illegale” è tutta in questo discorso: mentre ovviamente, non esiste alcun limite di sorta per contrastare l’illegalità, le azioni che portano al contenimento delle attività legali per “salvaguardare specifici territori” devono avere forzatamente un limite ben preciso da non travalicare. Non si può, nel modo più assoluto, estromettere ed espellere dal circuito lecito quello che la Legge (e quindi lo Stato) vi ha insediato nella legalità, alla luce del sole, e questo soffocandone la produttività e la redditività.

Ormai, in tutta la Penisola, si emettono le ordinanze restrittive degli orari di funzionamento delle apparecchiature di intrattenimento ed, ormai, in tutta la Penisola gli operatori stanno cercando di reagire e di far conoscere il proprio disappunto per quei provvedimenti che non rispecchiano assolutamente la dignità di queste imprese di gioco ed, anche, non rispettano assolutamente il ruolo istituzionale che ha dato loro concessioni (anche profumatamente pagate) per poter mettere in campo le attività ludiche “senza colpo ferire”. Ormai, i bilanci degli operatori del gioco, con tutte queste restrizioni, non quadrano più e ci sono sempre meno investitori che vogliono ancora credere in questo business che negli ultimi anni ha portato grande benessere a risorse che altrimenti non lo avrebbero trovato.

Senza dimenticarsi, e questo chi scrive lo sottolinea in ogni occasione, il pozzo senza fondo rappresentato dal gioco e dai casino legali online italiani al quale lo Stato, ed il suo Erario si sono “abbeverati” per anni senza tanti problemi… Ma tant’è, la situazione che si appalesa è questa e tra breve chi non potrà più permettesi una attività ludica legale e concessoria, sarà costretto magari a venderla o cederla a chi il gioco potrà continuarlo senza costi, senza tasse, senza orari, ma sopratutto senza licenze od autorizzazioni e senza anche dover sottostare a procedure selettive sui requisiti morali per esercitare questa attività.
Naturalmente, non si vuole pretendere che il mondo del gioco d’azzardo sia “invasivo” come è stato sino ad ora, non si pretende che le attività ludiche lecite siano aperte 24 ore al giorno e non si pretende che lo Stato continui a non curarsi “della sua creatura gioco” come ha fatto sino ad ora, ma si chiede velocissimamente una riforma statale congrua e percorribile per tutti: Stato, Regioni, Enti Locali, operatori, giocatori.